Ford Mustang GT A-Code
La Mustang più premiata dei Paesi Bassi
- Anno
- 1966
- Cambio
- Manuale, 4 marce
- Chilometraggio
- 46.527 km
La storia di questa automobile
«Restaurate la mia Mustang in condizioni da concorso.» Un’istruzione semplice, almeno sulla carta. Ma che cosa accade quando il proprietario che la impartisce conosce quasi ogni dado, bullone e dettaglio di una Mustang di prima generazione? All’improvviso «buono» non basta più. Nemmeno «molto buono». In questo caso esisteva un solo standard accettabile: il più vicino possibile alla perfezione. E a giudicare dal risultato, quell’istruzione è stata presa piuttosto sul serio.
Questa Ford Mustang GT A-code del 1966 è stata sottoposta a un ampio restauro con un obiettivo dominante: riportare la vettura alle condizioni da concorso originali di fabbrica. Non approssimativamente. Non con qualche comoda interpretazione moderna. L’intenzione era ricreare la vettura fin nei minimi dettagli.
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La Ford Mustang non ha bisogno di presentazioni. Quando Ford presentò la Mustang nel 1964 non lanciò semplicemente l’ennesimo nuovo modello. Creò di fatto una categoria di automobile del tutto nuova. Il lungo cofano, la coda corta, la posizione di guida bassa, i sedili avvolgenti e l’enorme scelta di motori e allestimenti fecero della Mustang qualcosa che l’America non aveva davvero mai visto.
La formula era astuta. Ford impiegò componenti meccanici collaudati di modelli come la Falcon, tenendo sotto controllo i costi di sviluppo e produzione, e li avvolse in una carrozzeria del tutto nuova. Il risultato appariva assai più esotico e sportivo di quanto il prezzo lasciasse intendere. Gli acquirenti risposero di conseguenza. La Mustang fu una sensazione immediata e il termine «pony car» esiste in gran parte grazie a lei.
Nel 1966 la Mustang si era già affermata come fenomeno culturale. E fra le numerose scelte di motore, l’A-code occupava una posizione particolarmente attraente. Sotto il cofano siede il V8 Ford da 289 pollici cubi, dotato in specifica A-code di un carburatore a quattro corpi. La potenza dichiarata di fabbrica era di 225 cavalli. Si collocava sopra il più modesto 289 a due corpi pur restando un po’ meno intransigente del celebre K-code Hi-Po. Sotto molti aspetti ciò fa dell’A-code una delle specifiche più attraenti per una Mustang stradale delle prime serie: molto carattere e prestazioni da V8, eppure meravigliosamente utilizzabile. Ma con questa Mustang in particolare la specifica è solo una parte della storia.
Il precedente proprietario è estremamente competente in materia di Mustang. Può sembrare un vantaggio per l’officina di restauro, anche se sospettiamo che talvolta lì la vedessero diversamente. Quando il committente sa esattamente quale componente va dove, quale finitura è corretta e come devono apparire dettagli apparentemente insignificanti, lo spazio per le scorciatoie è ben poco. L’istruzione era chiara: restaurare la Mustang in condizioni da concorso. Ed è esattamente ciò che è avvenuto.
Il restauro è stato eseguito in modo approfondito e con grande attenzione all’originalità di fabbrica. Ove possibile l’obiettivo non era far sembrare qualcosa nuovo, ma corretto. La differenza è sostanziale. Chiunque può far brillare una classica restaurata. Ricreare il modo in cui una vettura lasciò davvero la fabbrica richiede ricerca, pazienza, conoscenza e una notevole dose di misura.
Il risultato parla da sé. Questa Mustang è divenuta la Mustang più premiata dei Paesi Bassi, un traguardo che dice assai più di quanto una vernice appena lucidata potrebbe mai dire. È proprio nei concorsi che i dettagli più piccoli iniziano a contare e che scostamenti apparentemente minimi diventano d’un tratto assai meno minimi.
La combinazione cromatica di fabbrica rende la vettura particolarmente attraente. L’esterno è verniciato in Sauterne Gold, abbinato a un abitacolo Ivy Gold. È una combinazione inconfondibilmente anni Sessanta che si addice splendidamente alla Mustang. Su questa vettura funziona in modo notevole. Elegante, corretta per l’epoca e assai più distintiva delle consuete alternative in rosso, nero o bianco.
Aprite la portiera e la stessa filosofia prosegue. L’abitacolo non dà la sensazione di essere l’interpretazione di qualcuno di una Mustang del 1966. Dà la sensazione che si sia voluto riportare indietro l’orologio. Materiali, colori, minuteria, comandi, rivestimenti: più guardate da vicino, più il livello di attenzione diventa evidente.
Ciò prosegue sotto la vettura e sotto il cofano. È qui che un restauro davvero serio si distingue da uno semplicemente gradevole. Zone che i più non esamineranno mai hanno ricevuto la stessa attenzione di quelle immediatamente visibili. La correttezza non si è fermata dove si fermavano le fotografie.
Ben tre grossi raccoglitori accompagnano la Mustang, con ampia documentazione sulla vettura e sul suo restauro. Per un veicolo restaurato a questo livello quella documentazione è particolarmente preziosa. Consente al prossimo proprietario di capire non solo che cosa è stato fatto, ma anche l’enorme mole di impegno profusa per giungere al risultato finale.
C’è un’espressione forse usata un po’ troppo alla leggera parlando di automobili d’epoca: «solo il meglio». Con questa Mustang, però, sembra essere stata presa alla lettera. Naturalmente un restauro di qualità da concorso significherebbe poco se la vettura impressionasse soltanto da ferma. Per fortuna non è questo il caso. La Mustang si avvia, gira e cammina esattamente come ci si attende da una vettura restaurata secondo standard tanto eccezionali. Il V8 289 possiede quel carattere rilassato e inconfondibile che rende una Mustang delle prime serie così piacevole. C’è coppia quando la volete, quella caratteristica colonna sonora da V8 e una sensazione meravigliosamente meccanica che vi riporta subito agli anni Sessanta.
Una Mustang di prima generazione non è di per sé una rarità. Ford ne costruì quantità enormi e la loro popolarità ha fatto sì che molte sopravvivano ancora oggi. Ma proprio per questo le differenze fra le singole vetture diventano tanto più importanti.
Vi sono Mustang che sono state restaurate. Vi sono Mustang che sono state restaurate molto bene. E poi vi sono vetture per le quali qualcuno ha chiaramente deciso che i compromessi semplicemente non facevano parte dell’incarico.
Questa Ford Mustang GT A-code del 1966 appartiene senza dubbio a quest’ultima categoria. La combinazione di fabbrica Sauterne Gold con Ivy Gold, l’ambito V8 289 a quattro corpi, l’ampia documentazione, la straordinaria qualità di restauro e il notevole palmarès nei concorsi ne fanno una Mustang per chi non desidera semplicemente un bell’esemplare. È per chi ne vuole uno dei migliori in assoluto.
Se è questo che cercate, vi raccomandiamo vivamente di venire a vedere questa Mustang di persona. Perché, benché le fotografie possano mostrare una bella vernice e dettagli impeccabili, occorre guardare da vicino per apprezzare fin dove si sia spinto questo restauro.
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Scheda tecnica
- Anno
- 1966
- Marca
- Ford
- Modello
- Mustang GT A-Code
- Motore
- 4,7 litri
- Cilindri
- 8
- Cambio
- Manuale, 4 marce
- Guida
- Guida a sinistra
- Chilometraggio
- 46.527 km
- Carrozzeria
- Coupé
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